Memento from Magical Africa

How can I begin to describe the magic of Africa to someone who has never been there? How can I explain how fascinating it is the land where my Italian Grandmother, Fosca, lived and the belonging I feel to the natural world? Even though my brother Jean Paul and I were just kids, I can’t forget our years living in Burundi. It marked me forever. I still have flashes in my mind of the majestic and unforgettable landscapes, and the “sacred” places where every child’s dreams could came true. Every morning something different woke me up… I used to run to my window, pull the curtains and see a gazelle, or a beautiful bird of thousand colors, or just the sun rising surrounded by the vast open space with the magnificent view of the placid Tanganyika lake. And how can I forget the smiling face of my Nannie coming into my room and saying: Habariza asubuhi (good morning), the only words in Swahili that I can recall? I remember those days as the happiest of my early childhood. Mom was a young woman with sparkling brown eyes, loved by all, who adored to have her garden of organic vegetables at the very end of her backyard, who traded sugar for eggs with the villagers and was crazy enough to take us for long rides to see the hippopotamus playing in the lake, or the monkeys swinging on the tree branches, or even bringing the chicken bones collected during the week to feed the crocodiles from the top of our carved rock. Each of them had a name: Zinga, Zulu, Kibwe….The bigger they were, the more fascinated we felt. She used to tell us: “Lets take our hands for a walk and listen carefully to the magic whisper of nature.” Today, I tell the same words to my daughters when I take them to the park, wishing I could give them one of the “mementos” that marked a passage of my childhood. Every evening, before dinner, we sat outside the porch on the white hammock brought from Venezuela to watch the sunset. Holding hands and in silence we shared the privilege of this event and enjoyed the beautiful and charming colors coming through the gates of African heaven.
to be continue…

Ricordi della Magica Africa

Come posso cominciare a descrivere la magia dell’Africa a qualcuno che non ci è mai stato? Come posso spiegare quanto sia affascinante la terra in cui la mia nonna italiana, Fosca, ha vissuto e l’appartenenza che sento con il mondo della natura? Anche se mio fratello Jean Paul ed io eravamo appena bambini, non posso dimenticare i nostri anni vissuti in Burundi. Mi ha segnato per sempre. A volte ho ancora immagini nella mia mente dei paesaggi maestosi e indimenticabili, dei luoghi “sacri” dove i sogni di ogni bambino si potevano avverare. Ogni mattina mi svegliava qualcosa di diverso… Correvo alla mia finestra, tiravo le tende e vedevo una gazzella, o un bellissimo uccello dai mille colori, o semplicemente il sole che sorgeva circondato dal vasto spazio aperto con la magnifica vista sul placido lago Tanganica. E come posso dimenticare il volto sorridente della mia Nannie venire nella mia stanza e dire: Habariza asubuhi (buongiorno), le uniche parole in swahili che riesco a ricordare? Ricordo quei giorni come il periodo più felice della mia infanzia. La mamma era una giovane donna dai scintillanti occhi marroni, amata da tutti, che adorava avere il suo giardino di ortaggi biologici alla fine del suo cortile, e che scambiava zucchero per uova con gli abitanti del villaggio ed era abbastanza pazza da portarci a fare lunghe passeggiate per vedere l’ippopotamo giocare nel lago, o le scimmie oscillare sui rami degli alberi, o portare le ossa di pollo raccolte durante la settimana per nutrire i coccodrilli dalla cima della nostra roccia scolpita. Ognuno di loro aveva un nome: Zinga, Zulu, Kibwe …. Più grandi erano, più ci affascinavano. Lei ci diceva: “Prendiamoci per mano, facciamo una passeggiata e ascoltiamo con attenzione il sussurro magico della natura”. Oggi, dico le stesse parole alle mie figlie quando le porto al parco, sperando di dar loro uno dei ricordi che hanno segnato un passaggio della mia infanzia. Ogni sera, prima di cena, ci sedevamo fuori nel portico sull’amaca bianca portata dal Venezuela per guardare il tramonto tenendoci per mano e in silenzio condividevamo il privilegio di questo evento e apprezzavamo gli splendidi e suggestivi colori provenienti dalle porte del cielo africano.
continua…

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